Le nostre radici

Il sapore del tempo, la forza di una comunità

La produzione di olio a Panicale e nel Trasimeno, ha origini antichissime che risalgono agli Etruschi. La nostra storia inizia con un atto di coraggio. Era il 1949, l’Italia usciva ferita dalla guerra e chi lavorava la terra – spesso non sua – faticava anche solo a sopravvivere. I frantoi privati, in mano ai latifondisti terrieri, imponevano condizioni insostenibili per le famiglie e i piccoli produttori del posto. Un gruppo di agricoltori decise di unire le forze per cambiare il proprio destino. Fu fondata così una cooperativa, La Panicalese, che dette vita al primo oleificio cooperativo dell’Umbria: un atto di riscatto che trasformò il “Molino dell’olio” nel simbolo di un futuro condiviso di una intera comunità. Nel 1952 la cooperativa divenne l’Oleificio Cooperativo Il Progresso che da allora riunisce famiglie e agricoltori del Trasimeno, oltre quattrocento, uniti dalla convinzione che insieme si possa fare meglio.

Oggi PaneOlio custodisce le radici profonde di quelle scelte, innovando senza perdere il legame con il territorio e con i valori di cooperazione e solidarietà: luogo di incontro e di confronto, presidio di memoria e baluardo per il futuro.

Queste antiche terre umbre, ricchissime di storia, con il loro microclima unico, regalano alle olive caratteristiche organolettiche irripetibili. Ma tutta l’Umbria, che conserva olivi monumentali millenari come quello di Sant’Emiliano a Trevi o la Raia di Macciano, simboli viventi di continuità tra passato e presente, occupa un posto di rilievo nel panorama nazionale. Con circa sette milioni di piante distribuite su 30.000 ettari e oltre 200 frantoi, la regione si distingue per la varietà straordinaria di cultivar. Soltanto nei nostri uliveti di Isola Polvese, circa 50 ettari, in gran parte messi a dimora dai monaci Olivetani nel corso del 1400 e protetti quali uliveti monumentali, nel Lago Trasimeno, grazie al lavoro del CNR (consiglio Nazionale delle Ricerche), abbiamo individuato oltre 30 varietà uniche nell’intero panorama internazionale che custodiamo gelosamente.

Nel 2020 la Regione Umbria insieme ai comuni dell’area ha avviato il progetto “Grand Tour Trasimeno” con l’obiettivo di creare un itinerario culturale diffuso che unisce i musei, i borghi e le tradizioni antropologiche di nove comuni del comprensorio del Lago Trasimeno. La denominazione del progetto evoca i Grand Tour settecenteschi e ottocenteschi, quando i ricchi appartenenti all’aristocrazia europea, a completamento della propria formazione culturale, intraprendevano un lungo viaggio che aveva come destinazione privilegiata l’Italia, la visita delle sue città, dei suoi paesaggi, la scoperta del suo ricchissimo patrimonio culturale. Gli “attrattori” erano il Medioevo, il Rinascimento, ma soprattutto il “pittoresco”, inteso come equilibrio armonico del paesaggio antropizzato.

Per quanto riguarda Panicale, il “Grand Tour Trasimeno” Tra i monumenti di maggior rilevanza artistica cita la Collegiata di San Michele Arcangelo, dedicata al santo patrono del borgo, esempio di barocco, la Chiesa di San Sebastiano, che custodisce due splendidi affreschi, il trecentesco Palazzo del Podestà, sede dell’Archivio storico del Comune e punto più alto della città e il Teatro Cesare Caporali, che con i suoi 140 postti è uno dei più piccoli dell’Umbria.

Autentico gioiello del territorio, la Chiesa di San Sebastiano custodisce al suo interno due importanti affreschi, “Il martirio di San Sebastiano” (1505) di Pietro Vannucci detto il Perugino o “divin Pittore”,uno dei principali artisti del Rinascimento italiano, e “La Madonna in trono con angeli musicanti”, attribuito al giovane Raffaello, allievo del Perugino . Il paesaggio del lago Trasimeno e il panorama che si gode da Panicale è riprodotto quasi come in uno scatto fotografico sullo sfondo dell’affresco.

Nel 1505, per omaggiare il santo martire ritenuto “depulsor pestilentiae”, San Sebastiano, gli abitanti del centro di Panicale commissionarono l’affresco al maggiore pittore umbro del tempo, Pietro Vannucci. La commissione e la scelta del tema del grande affresco era dovuta al sacco, avvenuto a Panicale ad opera delle truppe del duca di Valentino, figlio di Alessandro VI Borgia, nel 1503, e alla conseguente epidemia di peste che aveva colpito gli abitanti. Il Perugino firmò l’opera sul plinto centrale, dove si legge ancora, seppur a fatica il suo nome: “P(etrus) DE CASTRO“. SI può leggere la data 1505 in lettere (MDV ) sui pilastri del portico. Due anni più tardi, il 1 settembre 1507, Perugino ottenne il saldo finale di 11 fiorini, per il “S. Sebastiani depicte dicte comunitati Castri Panicalis et hominibus ipsius”. Nel complesso, la scena dell’affresco con il “Martirio” è concepita come una rappresentazione astratta, formata da figure geometriche che rispecchia canoni compositivi dell’esperienza del Perugino alla Cappella Sistina e che esprime con forza il gusto per l’antico. Il panorama dipinto sullo sfondo è invece quanto di più realistico possa richiamare Panicale, quale splendida terrazza sul Trasimeno. In Handbook for travellers in Central Italy, London, 1864, J. Murray scrive «The figure of St. Sebastian is singularly beautiful, exquisite in colouring, and with the form and proportions of an Apollo. This great work will amply repay the inconvenience of leaving the high road.»

l’Olio Extravergine di Oliva Biologico SAN SEBASTIANO, 100% Italiano, Vuol essere il nostro ma sentito omaggio all’olivicoltura italiana e al Grande Maestro.